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Friday, 20 May 2011

The Big Crunch

- Adesso io come faccio? Non potrò più venire a Roma a trovare mio fratello... non potremo più andare a farci le nostre passeggiate a Villa Ada, aspettando che Assunta si svegli... Come faccio senza di lui? Lo capisci questo? Lo capisci, quello che dico?
- Ma che cazzo vuoi?
Il carnefice, parlando, torceva gli angoli della bocca all'ingiù; nel tono della voce, quello che aveva imparato durante la sua vita di strada: indifferenza. L'aggressivvità invece la manteneva nell'espressione del corpo piuttosto che nel movimento, come un pitbull al guinzaglio: soprattutto ora che che gli affari gli avevano ripreso a girare nel verso giusto, non voleva rovinare tutto. Non poteva neanche. L'aveva commessa, la cazzata, e stavolta il processo c'era stato: per questo non poteva rompere il setto nasale a questo rompicoglioni che continuava ripetergli cose in faccia che lui semplicemente non prendeva in considerazione. Stranamente però il destino l'aveva aiutato (insieme a quel palazzinaro amico del giudice): niente condanna uguale uomo libero. Uomo libero uguale affari. Uguale grana. Quella tanta stavolta. E questo coglione spelacchiato si sarebbe tolto dalle palle da solo. Che cazzo stava dicendo?
- Fottiti vaffanculo sparisci sterco, mi hai rotto i coglioni, che cazzo vuoi?
Chiariti i suoi pensieri - un po' come ci si sistema con la mano il nodo della cravatta prima di presentarsi in sala - il carnefice fece per dirigersi verso l'uscita della baracca. Baracca nella penombra. Porta inesistente. Cono di luce bianca che quindi entra: fuori, caldo, l'estate, un pomeriggio da penneca dopo pranzo, bava che esce dalla bocca per andare a depositarsi sul cuscino, e poi passare alla panchina sotto la quercia con la vista sopra la rotonda a mare per fumare prima di scendere in spiaggia per arrostire il pesce della cena, e rimanere lì poi, col culo umido, seduto sulla battigia a farsi lavare i pensieri della giornata dal mare. La mole del carnefice è a metà della stanza: una quantità di moto che senza temere urti si sposta in linea diretta verso l'uscita. Neanche quello dello sguardo di quell'inesistente. Il click della sicura della sua pistola però sì...

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